Una risposta

  1. Cesare Nisticò ha detto:

    Dalla mia esperienza di rapporto con le amministrazioni comunali ho potuto constatare che il caso Lamezia non é l’unico. Purtroppo le amministrazioni prefettizie sono piuttosto inclini ad interpretare il proprio ruolo in maniera meramente burocratica, altrimenti detta “ministeriale”. Questo modo di gestire la cosa pubblica da parte dei commissari, se da una parte si giustifica con una particolare attenzione per le procedure, improntate a rigore amministrativo (specie dopo alcune “gestioni allegre” della politica che li ha preceduti) , dall’altra rischia di inaridirsi in una prassi di governatoriato poco attento alle variegate esigenze del territorio. Ciò è particolarmente evidente nelle politiche sociali che, com’è noto, non possono essere improntate a una sorta di ingegneria sociale, alla stregua di altri settori come i rifiuti, l’urbanistica, ecc. (ma fino a un certo punto come giustamente potrebbero obiettare gli specialisti di sociologia urbana, molto attenti al “fattore umano” più che ai metri cubi dei palazzi). Lo ha dimostrato in maniera evidente l’esperienza del Piano Azione Coesione in campo sociale, incautamente affidato alle Prefetture che, diciamolo pure, hanno dimostrato i propri limiti (se non ci credete chedetelo ai 34 comuni capofila degli ambiti sociali) . Le politiche sociali sono un campo delicato dove il fattore umano, veicolato dall’associazionismo sociale, conferisce una peculiarità che busogna leggere con l’opportuna sensibilità e competenza.

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