“Nella politica, come in tutte le sfere dell’attività umana, occorre il tempo, la pazienza, l’attesa del sole e della pioggia, il lungo preparare, il persistente lavorio, per poi, infine, arrivare a raccoglierne i frutti.”

Don Luigi Sturzo

Un lungo percorso di ascolto, di riflessione, di discernimento personale e comunitario ci ha indirizzato come laicato cattolico, organizzato in associazioni, gruppi, movimenti e non, verso una consapevolezza, sempre più condivisa, che il patrimonio e la tradizione dell’insegnamento sociale della Chiesa non può più essere “ un segreto da conservare” ma un dono da condividere nella concretezza della storia e nella quotidianità dell’esperienza di vita.

Questa consapevolezza diventa ancora più cogente oggi alla luce del critico quadro politico, sociale ed economico, nel quale è immerso il nostro Paese e in particolare la nostra regione.

Oggi non è più tempo di attese, di analisi, fini a se stesse, di diaspore sterili e inconcludenti, quanto piuttosto di far sentire con coraggio la nostra voce sul territorio, partecipando al dibattito culturale, politico e sociale, esercitando in modo convinto la nostra responsabilità di cittadinanza attiva e di animazione del tempo presente, offrendo la nostra visione di società, di città, di persona, di famiglia, di lavoro, fondata sui principi della solidarietà, della sussidiarietà, della partecipazione e del bene comune.

Vogliamo partire dal coinvolgimento dell’associazionismo sociale, dal mondo delle professioni, dal mondo del lavoro e da quanti si richiamano e si riconoscono nei valori cristiani e che di tali valori intendono essere testimoni nel libero agire quotidiano con il coraggio sturziano dei “ liberi e forti ”.

Sentiamo nostra la responsabilità di partecipare alla costruzione di una Città dell’ (per l’) uomo, che auspichiamo sempre più centrata sulla persona, protagonista dello sviluppo sociale, economico e culturale del territorio e sulla famiglia, motore relazionale valoriale ed economico della società.                     

Vogliamo ripensare la politica come spazio privilegiato per la costruzione del bene comune, che significa il bene di tutti e di ciascuno, dove si riconosca il merito, si mettano  a frutto i talenti, si creino organi di governo della cosa pubblica formati da persone competenti.

Una politica orientata alla riduzione delle disuguaglianze, che sappia contemperare le possibilità, le aspirazioni, le opportunità della singola persona e le ragioni, le necessità e i valori, di una società, di una comunità.

Una politica che sappia dare applicazione ai principi di sussidiarietà e di partecipazione attraverso il riconoscimento del ruolo politico dei corpi intermedi: associazioni, movimenti, imprese sociali, volontariato attivo nella definizione e nella realizzazione di un sistema integrato di politiche sostenibili e mirate al miglioramento della qualità della vita di chi vi abita, in ordine alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla legalità; garantendo una maggiore partecipazione democratica dei cittadini all’attività politica e amministrativa.

Occorre mettere in atto azioni mirate e responsabili che possano contribuire alla ricostruzione del senso dello Stato, al perseguimento  e al rafforzamento della qualità morale della vita pubblica, nel pieno rispetto della laicità delle istituzioni, ma anche nella consapevolezza che l’ispirazione religiosa, lungi dall’essere delimitata alla sfera privata, possa e debba arricchire la qualità della vita politica e delle istituzioni e rendere lo spazio pubblico di tutti e di ciascuno.

Un’azione sociale che possa promuovere la libertà e la giustizia, che sappia rispettare i valori e interpretare i bisogni delle persone, in un giusto equilibrio tra diritti e doveri.

Un’azione sociale che sappia coniugare crescita e equità, senza lasciare indietro nessuno, che sappia riconoscere il merito e mettere a frutto i talenti.

Vogliamo offrire il nostro contributo in maniera innovativa e se vogliamo anche creativa, per contribuire al rinnovamento della politica, sollecitando e favorendo una sempre maggiore partecipazione alla vita pubblica e all’impegno sociale.

Di fronte ad un mondo che cambia tanto rapidamente, noi avvertiamo l’urgenza di un nuovo impegno e la necessità di preoccuparci e occuparci dei problemi della nostra comunità, di interrogarci sulle implicazioni etiche, culturali e sociali delle nostre scelte e dei nostri comportamenti.

La nostra responsabilità ci spinge a partecipare alla costruzione di un ambiente favorevole alla libera espressione delle persone, alla ricerca di una più alta e sapiente mediazione sociale tra opzioni e interessi diversi nella direzione del bene comune, all’educazione all’esercizio dei diritti e dei doveri, alla promozione dell’inclusione sociale dei ceti e delle persone meno abbienti.

Noi vogliamo restituire ai cittadini, alle comunità, ai territori, pur in un contesto di grande difficoltà sociale ed economica, l’orgoglio di essere calabresi e italiani, portatori di cultura, professionalità e creatività uniche e apprezzate in tutto il mondo.

Noi crediamo nella capacità del Mezzogiorno di avviare una nuova stagione di crescita, attraverso la realizzazione di strutture ed infrastrutture che possano favorire uno sviluppo concreto, senza assumere per questo i connotati della straordinarietà, ed è questo che bisogna chiedere ed ottenere, poi deve intervenire la voglia di realizzare, la fatica, il sacrificio che insieme portano il frutto dell’opera appena costruita.

Il Mezzogiorno forse più di ogni altra realtà ha veramente bisogno di affrancarsi da quel groviglio di rapporti di dipendenza verticale verso le istituzioni, che sino ad oggi hanno rallentato la crescita delle autonomie locali.

E’ giunta l’ora si superare definitivamente la questione meridionale all’interno di una politica economica unitaria, una politica nazionale che sappia superare il divario oggi esistente, che possa individuare i necessari correttivi, che possa perseguire obiettivi di eguaglianza sociale, che possa ristabilire il ruolo primario e la presenza dello Stato quale subsidium alle comunità locali, ai corpi intermedi, a tutte le forze sociali e culturali.

Va realizzato un vero e proprio “corridoio per il bene comune” che colleghi l’intero Paese valorizzando le potenzialità e i punti di forza territoriali.

Il bene comune è l’espressione dei valori, dei comportamenti e della qualità delle relazioni che caratterizzano le comunità.

Nessuna autorità politica può immaginare di costruire un orizzonte di sviluppo per il proprio popolo senza interrogarsi a fondo sui suoi valori fondanti e condivisi.

Ciò vale ancor di più per noi cattolici impegnati nel sociale, che dobbiamo con forza riaffermare il valore della solidarietà e soprattutto il principio fondamentale della sussidiarietà, asse portante dell’insegnamento sociale della Chiesa.

Sussidiarietà dalla parola latina subsidium che vuol dire aiuto. Ciò significa semplicemente che le istituzioni sociali sono tenute ad aiutare la persona, non sostituirsi ad essa nello svolgimento delle sue attività.

La politica che canto suo ha abbandonato il ruolo di mediazione tra il locale e il nazionale, ha diffuso una rete di piccolo o grande clientelismo trasformando i diritti dei singoli cittadini e delle comunità locali in favori da elargire, innestando un processo di dipendenza anche attraverso interventi straordinari, di natura economica, che poco o niente hanno saputo produrre, e che ancora niente potranno produrre nel permanere di tale situazione.

I cittadini, nel contempo, si sono accontentati, hanno continuato ad incrementare il già eccessivo potere politico, evitando il superamento di quella dinamica perversa di dipendenza da esso.

Le comunità locali devono ampliare la propria visuale, devono concorrere all’avvio di uno sviluppo reale, vanno incentivati i confronti, adeguati i processi culturali, fornire strumenti nuovi di confronti, riassegnare a quei corpi intermedi il ruolo che gli è proprio, perché essi soltanto costituiscono la cerniera con il Paese reale, fatto di bisogni di aspirazioni di aspettative.

Tutto ciò presuppone che al centro dell’iniziativa politica vi sia una visione positiva della persona umana, vista come soggetto autonomo e responsabile capace di intraprendere e di cooperare per il bene comune, e del ben-essere che non si riduce ad un dato meramente quantitativo ma che consiste nella possibilità di usufruire in modo adeguato di una varietà di beni individuali, relazionali, comuni e culturali.

Nell’amore e nel rispetto per la vita in ogni sua fase; nella predilezione della famiglia naturale come luogo per la piena realizzazione della persona umana; nel lavoro come mezzo per affermare la libertà e la dignità delle persone; nel legame con il territorio e la sua storia.

Le istituzioni di cui abbiamo bisogno devono saper manifestare tutta la propria autorevolezza senza divenire invasive. Alla luce del principio di sussidiarietà, il loro compito è quello di favorire la libera iniziativa economica e sociale delle persone, della famiglia, delle imprese e delle associazioni, creando le condizioni più adatte alla loro piena espressione nel quadro della globalizzazione contemporanea.

Mettere al centro la famiglia, come motore valoriale, relazionale ed economico della società, perno del sistema educativo, della cura dei figli e delle persone non autosufficienti significa attuare politiche di armonizzazione tra lavoro e vita famigliare.
Stimolata dalle scelte delle famiglie, può crescere una domanda–offerta di servizi, fulcro di una moderna “economia civile” ricca di imprese e fonte di occupazione di buona qualità.

Migliorare il sistema di istruzione, valorizzando la pluralità delle offerte formative, rimuovendo gli ostacoli che separano la formazione dal lavoro, offrendo alle famiglie e alle imprese informazioni corrette e una migliore qualità della formazione, favorendo, per le persone di ogni età, l’accesso alle opportunità formative.

Costruire un Welfare moderno e sussidiario, capace di usare in modo efficiente le risorse e di valorizzare il concorso attivo delle persone, delle famiglie, delle organizzazioni sociali, delle imprese e dell’associazionismo per migliorare e implementare le prestazioni sul terreno della previdenza, della sanità, dell’assistenza, della formazione, delle tutele attive nel mercato del lavoro.

Promuovere la presenza di una pluralità di imprese e di organizzazioni – private, pubbliche, cooperative, non profit – in grado di garantire una reale e piena competizione nel mercato sulla base di diversi principi di organizzazione, anche economica, nell’ottica dello sviluppo dell’economia civile.

Noi chiediamo e sosteniamo una politica capace di rafforzare valori popolari condivisi e di mobilitare grandi energie comunitarie.

Una politica coraggiosa e lungimirante, frutto della lucida consapevolezza di dover affrontare problemi complessi, nel rapporto con una molteplicità di attori, nella ricerca delle soluzioni possibili. Una politica saggia, buona e moderata capace di esprimere una visione sobria dell’esercizio del potere.

Promettere solo ciò che è in grado realisticamente di garantire e realizzare.
Favorire la crescita degli ambiti di partecipazione democratica e l’assunzione di responsabilità sociale da parte delle persone e dei gruppi organizzati, come condizione per poter affrontare i problemi con efficacia e compatibilità.

Sostenere, sulla base del principio di solidarietà, la cooperazione tra persone, famiglie, imprese, organizzazioni sociali, istituzioni pubbliche nel perseguimento del bene comune.

Una nuova e buona politica è possibile.